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Alberto: risonanza "speciale" - cap. 2
01.03.2026 |
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"Si avvicinò ad Alberto, il suo membro caldo e pulsante che premette contro le labbra di Alberto..."
(Questo racconto è la continuazione di "Alberto: visita medica inaspettata - cap. 1")Il giorno dopo, il crepuscolo avvolgeva la città in un manto violaceo quando Alberto e sua sorella arrivarono alla clinica. L'edificio, moderno e imponente di giorno, ora sembrava quasi deserto, le luci fioche a illuminare un corridoio interminabile. Solo un ragazzo alla reception, con un sorriso accattivante, li accolse.
"Buonasera. Alberto Rossi per la risonanza magnetica?"
Alberto annuì.
"Perfetto. Il corridoio in fondo, poi a sinistra. I miei colleghi la aspettano." Il ragazzo indicò con un gesto ampio.
La sorella di Alberto fece per seguirlo, ma il ragazzo la fermò con un sorriso gentile. "Mi dispiace, signora, ma lei non può entrare. Dovrà compilare alcuni moduli qui alla reception, e poi attenderla qui. È una procedura standard per la privacy del paziente."
"Ma mio fratello ha difficoltà a spogliarsi e rivestirsi, a causa del mal di schiena," la sorella protestò, il suo tono un misto di preoccupazione e fastidio.
"Non si preoccupi," il ragazzo la rassicurò, il suo sorriso si allargò. "I miei colleghi si prenderanno cura di lui. Lo aiuteranno in tutto ciò di cui avrà bisogno."
La sorella, a malincuore, si rassegnò. Alberto seguì il ragazzo, che si presentò come Fabio.
"Piacere, Alberto," disse Fabio, la sua voce calda e amichevole. "Mi segua, la accompagno allo spogliatoio."
Fabio aprì una porta, rivelando una piccola stanza con un armadietto e un lettino. "Ecco, signor Rossi. Si spogli pure, lasci la biancheria intima e indossi il camice appeso lì."
Alberto si mosse con la sua solita cautela, ma il dolore era una morsa. "Ho un po' di difficoltà, Fabio. La schiena…"
"Nessun problema, ci penso io," Fabio disse subito, avvicinandosi. Si inginocchiò, slacciando le stringhe delle scarpe di Alberto, poi gliele sfilò con delicatezza. Le sue mani si mossero poi verso la cintura dei pantaloni, la sbottonò, e con un movimento fluido, fece scivolare i pantaloni lungo le gambe di Alberto. Poi fu la volta della camicia, i bottoni aperti uno dopo l'altro.
Alberto rimase in piedi, in mutande, il suo membro ancora inerte, ma la sua presenza innegabile. Fabio si alzò, i suoi occhi che si posarono sul rigonfiamento evidente. Un sussulto, quasi impercettibile, gli scosse il corpo. I suoi occhi, pieni di una curiosità inconfessata, indugiarono.
"Sa, signor Rossi," Fabio disse, la voce un po' più roca. "Per una risonanza magnetica ottimale, sarebbe meglio non avere alcun tipo di metallo o tessuto che possa interferire. Anche la biancheria intima a volte può contenere piccole tracce. Credo sarebbe meglio se si togliesse anche le mutande."
Alberto esitò. Una parte di lui era imbarazzata, l'altra, quella che il Dottor Russo aveva risvegliato il giorno prima, era stranamente incline ad accettare. "D'accordo," disse, la sua voce un po' tremante.
Fabio gli abbassò le mutande, rivelando il membro di Alberto in tutta la sua lunghezza, ancora moscio, ma la sua dimensione era innegabile, quasi impressionante. Fabio deglutì, i suoi occhi che scorrevano su ogni centimetro di quella carne. Per un attimo, rimase immobile, come ipnotizzato. Poi, riprendendo il controllo, gli porse il camice. Alberto lo indossò, sentendo il tessuto leggero accarezzargli la pelle nuda.
"Bene, signor Rossi. Ora la accompagno nella sala esami."
Attraversarono un breve corridoio. All'interno della sala, due altri giovani, anch'essi in divisa ospedaliera, li aspettavano. Erano entrambi alti, con fisici atletici. I loro occhi incrociarono quelli di Fabio, e uno scambio di sguardi complici, un lampo di intesa, passò tra loro. Alberto non notò nulla, troppo concentrato sul lettino freddo del macchinario.
"Buonasera, signor Rossi," disse uno dei due, con un sorriso. "Sono Luciano, e questo è Massimo. Ci occuperemo noi della sua risonanza."
"Si accomodi pure sul lettino, a pancia in su," Massimo aggiunse.
Alberto si distese, il camice che si sollevava leggermente, rivelando un lembo di pelle nuda. Il macchinario si mise in funzione, un ronzio basso e costante riempiva l'aria. L'esame sembrò procedere normalmente.
Dopo una decina di minuti, il ronzio cessò. Luciano e Massimo si avvicinarono.
"Signor Rossi, abbiamo quasi finito. Solo un'ultima scansione, ma per avere un risultato ancora più preciso, avremmo bisogno di farla a pancia in giù. E per questo, dovrebbe essere completamente nudo. Il camice potrebbe creare artefatti nell'immagine." Luciano aveva un tono serio, ma i suoi occhi brillavano di un'eccitazione malcelata.
Alberto, non esperto di risonanze magnetiche, si fidò. Si tolse il camice, sentendo l'aria fresca sulla sua pelle nuda. Il suo membro, ancora flaccido, penzolava tra le sue gambe. Luciano e Massimo non si trattennero dal lanciare un'occhiata ammirata.
"Molto bene," disse Massimo, la sua voce un po' roca. "Ora, per ottimizzare ulteriormente i risultati, e per immobilizzarla meglio, dovremmo inserire un piccolo plug anale. Aiuta a stabilizzare la regione pelvica."
Alberto era perplesso. "Un plug? Non ho mai sentito una cosa del genere per una risonanza."
"È una tecnica innovativa, signor Rossi," Luciano intervenne, il suo sorriso si allargò. "Usata solo in casi specifici, per massima precisione."
Alberto, ormai completamente disorientato, ma anche con una strana curiosità, accettò. "D'accordo."
Massimo prese un piccolo oggetto nero, lucido, e un tubetto di gel. Spalancò generosamente il lubrificante sul plug, poi, con una mano ferma, lo inserì lentamente nell'ano di Alberto. Alberto sussultò, un gemito gli sfuggì. Era una sensazione strana, piena, ma non dolorosa. Il plug rimase lì, un piccolo intruso.
Il macchinario, in realtà, era spento. La grande macchina non emetteva alcun campo magnetico. Era tutta una messa in scena.
"Ora si sente un po' di freddo, signor Rossi," Luciano osservò, con un sorriso furbo.
Alberto annuì. "Sì, un po'."
"Non si preoccupi," disse Luciano, e con un gesto inaspettato, tirò fuori il lettino dal macchinario. Poi, con una rapidità sorprendente, si spogliò anche lui, lasciando cadere la divisa a terra. Il suo corpo muscoloso, il membro già turgido, era in mostra. Si lanciò sul lettino, sopra Alberto, la sua pelle calda contro quella di Alberto.
Alberto rimase senza parole, il suo cuore che batteva all'impazzata. Non protestò. Una parte di lui, quella più profonda e segreta, era eccitata oltre ogni limite. Luciano, con un gemito di desiderio, cominciò a baciare Alberto sul collo, poi sulla spalla, la sua bocca che si apriva per succhiare la pelle.
"Sei bellissimo, Alberto," Luciano sussurrò, la sua voce roca. Poi, con un movimento deciso, afferrò il plug e lo estrasse dall'ano di Alberto. Un attimo dopo, il suo membro duro e pulsante si posò sull'apertura, spingendo lentamente.
Alberto gemette, un suono gutturale, un misto di sorpresa e piacere. Il cazzo di Luciano penetrò, un'invasione calda e profonda. Alberto sentì le sue viscere muoversi, il piacere che gli esplodeva dentro. Le sue mani si aggrapparono alla schiena di Luciano, le unghie che graffiavano leggermente la pelle.
"Oh, sì… sì!" Alberto ansimò, il suo membro, che prima era solo un suggerimento di eccitazione, ora si stava gonfiando, rigonfiando, diventando duro come una roccia.
Intanto, Massimo, l'altro infermiere, si spogliò anche lui, il suo cazzo turgido che si ergeva fiero. Si avvicinò ad Alberto, il suo membro caldo e pulsante che premette contro le labbra di Alberto. Alberto, quasi in trance dal piacere, aprì la bocca. Massimo spinse, il suo cazzo che scivolò nella gola di Alberto, riempiendola. Alberto tossì leggermente, poi cominciò a succhiare, le sue labbra e la sua lingua che avvolgevano la carne di Massimo, un movimento istintivo, famelico.
Luciano intanto continuava a penetrare Alberto, i suoi colpi sempre più veloci, più profondi. Alberto si dimenava, la schiena che si inarcava, la bocca impegnata con il cazzo di Massimo. Era un'orgia di sensazioni, un vortice di piacere che lo travolgeva.
Massimo, con un gemito, ritirò il suo membro dalla bocca di Alberto. "Voglio anch'io, Alberto. Voglio sentire il tuo cazzo dentro di me."
Alberto, con il suo membro ormai completamente eretto e pulsante, non se lo fece ripetere due volte. Si girò leggermente, mentre Luciano continuava a scoparlo da dietro. Alberto afferrò il cazzo di Massimo, lo lubrificò con la saliva, e con una spinta decisa, lo infilò nell'ano di Massimo. Massimo urlò, un grido di sorpresa e piacere. Il cazzo di Alberto, enorme, riempiva completamente Massimo.
Alberto cominciò a spingere, un movimento lento e potente, mentre Luciano continuava a scoparlo da dietro. Era un incastro perfetto, un triangolo di corpi sudati e gemiti.
Nel frattempo, Fabio era tornato alla reception. La sorella di Alberto lo attendeva, i moduli sparsi sul bancone.
"Signora, mi dispiace, c'è stato un piccolo problema tecnico con il macchinario," Fabio disse, la sua voce che tradiva una punta di divertimento. "Alberto deve ancora iniziare l'esame. Ci vorrà ancora un po'. Ma non si preoccupi, ho un'idea." Un lampo di vendetta brillò nei suoi occhi, un'idea suggerita dal Dottor Russo. "Se vuole, può attendere suo fratello nella sala accanto a quella dell'esame. Così, appena finisce, potrà aiutarlo subito."
La sorella, impaziente, accettò. "Sì, certo."
Fabio la condusse in una piccola sala d'attesa, le cui pareti erano adornate con immagini rilassanti. "Qui starà comoda. E da qui," indicò un monitor sulla parete, "potrà vedere il suo fratello appena uscirà." In realtà, il monitor era posizionato in modo tale da avere una visuale perfetta sulla sala della risonanza magnetica, dove la scena si stava svolgendo.
Fabio rientrò nella sala della risonanza magnetica. La scena che lo accolse era un quadro di carne e desiderio. Alberto urlava di piacere, mentre Luciano e Massimo lo penetravano, entrambi nell'ano. Fabio si sbottonò i pantaloni della divisa, rivelando il suo membro turgido. Si avvicinò ad Alberto, che era ancora impegnato a scopare Massimo, e gli spinse il suo cazzo verso la bocca. Alberto, con un gemito, lo prese, succhiandolo con avidità.
Nella sala d'attesa, la sorella di Alberto sentì dei mugolii strani, un coro di gemiti e ansimi, che si propagavano nel silenzio della clinica. Curiosa, si avvicinò al monitor. I suoi occhi si spalancarono. Quello che vide la lasciò senza fiato. Alberto, completamente nudo, urlava di piacere, mentre Luciano e Massimo lo stavano penetrando entrambi da dietro. E Fabio, anche lui con i pantaloni abbassati, stava facendo succhiare il suo cazzo ad Alberto.
La sorella rimase immobile, il cuore che le batteva all'impazzata. La vergogna, lo shock, il disgusto, ma anche una strana, inconfessabile curiosità, la tenevano inchiodata. Non ebbe il coraggio di entrare. Rimase lì, assistendo all'intera scena. Vide suo fratello, prima scopato da tutti e tre, poi, con il suo enorme membro, scopare lui stesso Massimo.
Un'ora dopo, i gemiti cessarono. I corpi si separarono, sudati e esausti. Alberto, con un sorriso beato sul viso, si alzò, il suo membro ancora pulsante. Si rivestirono in silenzio, un'intesa tacita tra loro.
Alberto entrò nello spogliatoio, dove poco dopo lo raggiunse la sorella. Entrambi finsero che nulla fosse accaduto.
"Allora, com'è andata?" la sorella chiese, la sua voce un po' troppo alta.
"Bene, credo," Alberto rispose, cercando di sembrare normale. "Un po' stancante."
La sorella lo aiutò a rivestirsi, evitando il suo sguardo. Uscirono dalla clinica, l'aria notturna fresca sul loro viso.
"Quando avremo i risultati?" la sorella chiese, mentre salivano in macchina.
"Il dottore ha detto che li valuterà la prossima settimana," Alberto rispose, il suo tono un po' sognante.
(continua)
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